La riabilitazione dopo un intervento di protesi d’anca rappresenta una fase determinante per il successo dell’intervento chirurgico di sostituzione articolare. L’impianto di una protesi d’anca, definito tecnicamente artroprotesi totale, è oggi una delle procedure ortopediche più eseguite nei pazienti affetti da artrosi avanzata, necrosi della testa del femore, esiti di fratture del collo femorale o patologie degenerative severe.
Secondo la Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia, si tratta di un intervento con elevati tassi di successo clinico, in grado di ridurre significativamente il dolore e migliorare la qualità della vita. Tuttavia, bisogna ricordare che l’esito funzionale a medio e lungo termine dipende in modo sostanziale dalla qualità e dalla tempestività del percorso riabilitativo.
Ecco perché la riabilitazione e la fisioterapia sono fondamentali.
Perché la riabilitazione protesi d’anca è fondamentale
L’intervento chirurgico mira a sostituire le superfici articolari danneggiate con una protesi, una componente artificiale in lega metallica, ceramica o polietilene ad alta densità. Questo comporta un cambiamento biomeccanico significativo, a cui il paziente dovrà abituarsi in fase riabilitativa. L’organismo deve adattarsi a una nuova articolazione, recuperare il corretto schema del passo, ristabilire l’equilibrio muscolare e migliorare la stabilità del bacino.

La riabilitazione dopo la protesi d’anca non consiste semplicemente in una serie di esercizi generici, ma in un percorso terapeutico strutturato che coinvolge ortopedico, fisiatra e fisioterapista. Il lavoro sinergico tra queste figure professionali consente di ridurre il rischio di complicanze come rigidità articolare, dolore persistente, zoppia residua o lussazione della protesi.
L’obiettivo non è soltanto il recupero del movimento, ma il ritorno a una vita attiva e autonoma, nel rispetto dei tempi biologici di guarigione dei tessuti e delle particolarità di ciascun paziente.
Protocollo riabilitazione protesi anca: le fasi del recupero

Il protocollo di riabilitazione della protesi d’anca deve essere personalizzato in base all’età del paziente, alle condizioni generali di salute, al tipo di accesso chirurgico utilizzato e alla presenza di eventuali patologie concomitanti.
Generalmente, ci sono delle fasi ben definite che si seguono in ogni percorso riabilitativo.
Nella fase immediatamente successiva all’intervento, che copre generalmente la prima settimana, l’obiettivo principale è la mobilizzazione precoce. Il paziente viene incoraggiato a sedersi e a iniziare la deambulazione assistita già nei primi giorni, compatibilmente con le indicazioni del chirurgo. Questa fase è essenziale per prevenire complicanze tromboemboliche e per stimolare il recupero neuromuscolare. Ecco perché la fisioterapia va iniziata subito dopo l’intervento.
Successivamente si entra nella fase subacuta, che si estende orientativamente dalla seconda alla sesta settimana. In questo periodo si lavora in modo progressivo sul recupero dell’articolarità, sul rinforzo muscolare e sulla rieducazione al passo. Il carico sull’arto operato viene gradualmente aumentato e si inizia a lavorare sulla stabilità del bacino e sull’equilibrio.
Tra la sesta e la dodicesima settimana si sviluppa la fase funzionale avanzata. Il paziente acquisisce una maggiore autonomia nelle attività quotidiane, migliora la coordinazione e consolida la forza muscolare. In questa fase è fondamentale evitare che il paziente metta in atto dei movimenti di compensazione. Questo, infatti, provoca squilibri posturali che portano a dolori a livello lombare o a dolore controlaterale rispetto alla parte di articolazione operata.
Oltre il terzo mese si entra nella fase di mantenimento. Il lavoro si concentra sul consolidamento dei risultati ottenuti e sul ritorno a un’attività fisica regolare, compatibile con la presenza della protesi e adeguata all’età del paziente.
Riabilitazione protesi d’anca esercizi: quali sono i più indicati
La riabilitazione della protesi d’anca passa attraverso una serie di esercizi che vengono consigliati e seguiti sempre da un fisioterapista qualificato. L’approccio deve essere progressivo, rispettando le limitazioni imposte dal tipo di intervento chirurgico.
Nelle prime settimane vengono eseguiti esercizi isometrici, che consentono l’attivazione del quadricipite e dei muscoli glutei senza generare movimenti ampi dell’articolazione. Questo tipo di lavoro è fondamentale per prevenire l’atrofia muscolare e favorire una stabilità iniziale.
Progressivamente si introducono esercizi di mobilizzazione attiva controllata. La flessione dell’anca, l’abduzione e l’estensione vengono eseguite entro limiti di sicurezza per evitare stress eccessivi sulla protesi. Si lavora dunque sul recupero del range articolare per ristabilire uno schema del passo fisiologico.
Nella fase intermedia si lavora sul rinforzo muscolare con esercizi funzionali.
Esempi di esercizi mirati a migliorare il controllo neuromuscolare sono:
- Ponte gluteo
- Esercizi in carico parziale
- Utilizzo di elastici terapeutici
In questa fase si consolida la stabilità del bacino, aspetto cruciale per evitare la tipica zoppia da deficit del medio gluteo.
Successivamente vengono integrati esercizi propriocettivi e di equilibrio. Il lavoro su superfici instabili o in appoggio monopodalico consente di migliorare la coordinazione e ridurre il rischio di cadute, particolarmente importante nei pazienti più anziani.

Esercizi riabilitazione protesi anca: movimenti da evitare
Durante i primi mesi dopo l’intervento è necessario evitare movimenti che possano favorire la lussazione della protesi. In particolare, nei pazienti operati con accesso posteriore si raccomanda di non superare i 90° di flessione dell’anca, di non accavallare le gambe e di evitare rotazioni interne forzate. Anche sedersi su superfici troppo basse può rappresentare un fattore di rischio.
Il rispetto di queste indicazioni, insieme a un’attenta educazione del paziente, contribuisce in modo significativo alla sicurezza del percorso riabilitativo.
Riabilitazione protesi d’anca: tempi di recupero
I tempi di recupero di una protesi d’anca variano in base alle caratteristiche individuali. In generale, la deambulazione autonoma senza ausili può essere raggiunta entro 3 o 6 settimane. Il recupero funzionale completo richiede mediamente 3 mesi, mentre il miglioramento della forza e della resistenza può proseguire fino al 6° mese.
È importante sottolineare che la costanza nell’eseguire gli esercizi di riabilitazione assegnati dal fisioterapista incide in modo diretto sui risultati. L’aderenza al programma terapeutico è uno dei principali fattori predittivi di successo.
L’importanza di un centro specializzato nella riabilitazione della protesi d’anca
L’intervento di protesi d’anca richiede una riabilitazione svolta in maniera personalizzata e seguita attentamente. La personalizzazione dell’intervento riabilitativo è al centro della nostra attività in SanaMedical. Ogni paziente viene seguito da un team di fisioterapisti, fisiatri e ortopedici che lavorano in sinergia per assicurare che nessun aspetto della riabilitazione venga tralasciato.
Il nostro team di specialisti include professionisti di alto livello come il Prof. Paolo Lucci e il Dott. Andrea Boni, Ortopedici altamente specializzati sull’articolazione dell’anca. Tra i nostri specialisti anche il Dott. Andrea Ranelli, fisiatra esperto di terapie infiltrative articolari e mesoterapia, oltre che fisioterapisti come la Dr.ssa Laura Ferrari e il Dott. Marco Esposito.
La valutazione iniziale del paziente comprende l’analisi della mobilità articolare, della forza muscolare e dello schema del passo. Il piano terapeutico viene poi adattato in base ai progressi clinici e discusso per individuare in team la migliore strada.
Tutto questo riduce il rischio di complicanze tardive e favorisce un ritorno più rapido alle attività quotidiane.
La riabilitazione dopo la protesi d’anca non deve essere considerata una fase accessoria, ma parte integrante e fondamentale del trattamento. Investire in un percorso riabilitativo di qualità significa massimizzare i benefici dell’intervento e migliorare concretamente la qualità della vita del paziente.
Se a breve dovrai affrontare un intervento di protesi d’anca, sappi che è altrettanto importante decidere dove iniziare, il prima possibile, il tuo percorso fisioterapico. Contattaci per una visita specialistica mirata a una riabilitazione rapida e personalizzata.





